BIM

AI e BIM: non è un’evoluzione tecnologica, è una trasformazione della professione

Per anni il BIM è stato il simbolo della digitalizzazione nel settore delle costruzioni. Ha portato metodo, struttura, controllo informativo. Ha reso i processi più coordinati e tracciabili. Ma ciò che sta accadendo oggi con l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale va oltre un’evoluzione tecnologica: sta modificando la natura stessa del lavoro progettuale.

Il BIM è nato come modello informativo, una rappresentazione digitale ricca di geometria, attributi e relazioni. L’AI introduce una dimensione diversa: non si limita a contenere informazioni, ma le interpreta, le correla, le utilizza per generare ipotesi e simulare scenari. Il modello non è più soltanto un archivio strutturato, ma diventa un sistema interrogabile in linguaggio naturale, capace di supportare decisioni complesse e, progressivamente, di proporre soluzioni.

Oggi l’intelligenza artificiale nei processi BIM svolge soprattutto un ruolo di supporto. Automatizza verifiche, accelera controlli, facilita analisi che prima richiedevano tempo e competenze specialistiche. Tuttavia la direzione è chiara: stiamo passando da strumenti reattivi a sistemi in grado di agire per obiettivi. Questo significa che non ci limiteremo più a chiedere al modello “se” qualcosa è conforme, ma potremo chiedergli “come” raggiungere un risultato entro determinati vincoli.

In questo scenario la questione centrale non è tecnica, ma culturale. Se un sistema è in grado di generare molteplici alternative progettuali in pochi secondi, qual è il ruolo dell’autore? Se una simulazione predittiva suggerisce l’impatto di una scelta lungo l’intero ciclo di vita di un edificio, chi ne assume la responsabilità? L’AI non elimina il progettista, ma lo costringe a ridefinirsi. Il valore non sarà più soltanto nella capacità di modellare correttamente, bensì nella capacità di definire obiettivi chiari, impostare vincoli intelligenti e validare criticamente le soluzioni proposte da sistemi autonomi.

C’è anche un rischio meno evidente. Se il settore utilizza gli stessi modelli linguistici, gli stessi algoritmi e gli stessi framework operativi, la produzione progettuale potrebbe progressivamente convergere verso soluzioni simili. L’intelligenza artificiale può amplificare la creatività, ma può anche standardizzarla. La differenza dipenderà dalla qualità delle domande che sapremo formulare e dalla nostra capacità di governare questi strumenti, non di subirli.

La trasformazione in atto richiede nuove competenze, ma soprattutto una nuova consapevolezza. Il professionista tecnico si trova sempre più a operare in un ecosistema dove modelli informativi, dati in tempo reale e sistemi intelligenti dialogano tra loro. In questo contesto il ruolo umano si sposta verso la supervisione, l’orchestrazione, la mediazione tra logiche deterministiche e logiche probabilistiche. È una posizione più complessa, non più semplice.

Non si tratta soltanto di scenari teorici. In diversi contesti internazionali stanno emergendo casi studio in cui l’integrazione tra AI e BIM ha già prodotto risultati tangibili: modelli predittivi applicati alla manutenzione degli impianti attraverso digital twin, algoritmi di ottimizzazione energetica in fase di progettazione parametrica, sistemi di riconoscimento automatico delle interferenze basati su apprendimento automatico, piattaforme di monitoraggio avanzato che confrontano in tempo reale stato previsto e stato reale del cantiere. Sono sperimentazioni ancora in evoluzione, ma indicano con chiarezza la direzione. L’AI non sostituisce il modello informativo: lo rende un sistema dinamico, capace di apprendere dal dato e di alimentare decisioni più consapevoli lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.

Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, bensì di una trasformazione silenziosa che sta già incidendo sulle pratiche quotidiane. Considerare l’AI come un semplice strumento aggiuntivo significa sottovalutarne la portata. La vera questione non è se l’intelligenza artificiale diventerà parte integrante del BIM. Lo sta già diventando.

La questione è se saremo in grado di ridefinire il nostro ruolo professionale prima che sia il contesto tecnologico a farlo per noi.

Centri storici e rischio alluvionale: il problema non sono (solo) i dati, ma come li facciamo dialogare

L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi climatici estremi sta modificando in modo sostanziale il quadro del rischio urbano. Nei centri storici, questa trasformazione è particolarmente critica: morfologie compatte, edifici stratificati, funzioni miste e spazi pubblici complessi rendono la valutazione del rischio alluvionale un problema multidimensionale.

Non si tratta soltanto di modellare la pericolosità idraulica. Il nodo reale è comprendere come hazard, vulnerabilità edilizia ed esposizione degli utenti interagiscano tra loro all’interno di un sistema urbano consolidato.

Il nostro recente lavoro si colloca esattamente in questo spazio: propone un workflow integrato che combina GIS, BIM e VR per costruire una piattaforma informativa coerente a supporto della gestione del rischio in centri storici soggetti a esondazione fluviale.

La complessità dei centri storici

A differenza delle espansioni urbane contemporanee, i centri storici presentano caratteristiche che amplificano le criticità:

  • tessuti edilizi densi e morfologicamente irregolari;
  • eterogeneità costruttiva e strutturale;
  • sovrapposizione di funzioni residenziali, commerciali e turistico-culturali;
  • dinamiche di occupazione variabili nel tempo e nello spazio.

Queste condizioni rendono difficile applicare modelli di analisi standardizzati. La scala urbana è necessaria per comprendere la distribuzione della pericolosità; la scala edilizia è indispensabile per valutare la vulnerabilità; la scala d’uso è fondamentale per stimare l’esposizione reale.

Senza un’infrastruttura informativa capace di connettere queste scale, il rischio viene frammentato in analisi parziali.

Un approccio multi-scalare integrato

Il workflow proposto si fonda su una logica multi-scalare che collega:

  • analisi macro del costruito urbano attraverso GIS;
  • modellazione meso di isolati e spazi aperti selezionati tramite BIM;
  • simulazione e comunicazione immersiva attraverso ambienti VR.

L’obiettivo non è sovrapporre strumenti, ma costruire un ecosistema digitale nel quale ciascun ambiente contribuisca a una comprensione integrata del rischio.

Un elemento chiave dell’approccio è l’adozione di una struttura tipologica: le caratteristiche dei casi reali vengono astratte in cluster rappresentativi, consentendo di trasferire conoscenza tra porzioni diverse del tessuto urbano e di costruire scenari comparabili.

Il sistema sviluppato consente di identificare aree prioritarie sulla base delle caratteristiche costruttive e dei pattern di occupazione, esplorare scenari differenziati di impatto, supportare modellazioni più specialistiche – come hazard modelling ed evacuation simulation – e utilizzare ambienti immersivi per attività di formazione e comunicazione del rischio. Il passaggio decisivo non è tuttavia la sola produzione di modelli, ma la trasformazione di dati eterogenei in scenari operativi, attraverso un lavoro esplicito di strutturazione e trasferimento dell’informazione tra livelli diversi di analisi.

Caso studio

Il workflow è stato testato su un centro storico dell’Italia centrale esposto a rischio di esondazione fluviale, dimostrando come l’integrazione tra GIS, BIM e VR permetta di mettere in relazione dataset e processi che nella pratica corrente vengono affrontati separatamente: analisi idrauliche, valutazioni di vulnerabilità edilizia e studi sull’esposizione degli utenti possono così convergere in una piattaforma coerente. Il risultato non è soltanto una rappresentazione più articolata del rischio, ma la costruzione di una base informativa strutturata a supporto di decisioni più consapevoli.

In questa prospettiva, il contributo del lavoro va oltre la modellazione e riguarda il trasferimento tecnologico verso stakeholder tecnici e amministrativi. Le tecnologie digitali generano valore solo quando diventano strumenti effettivamente integrati nei processi decisionali; ciò richiede chiarezza sugli obiettivi operativi, definizione esplicita delle domande a cui il sistema deve rispondere e attenzione alla fruibilità delle informazioni da parte di attori diversi. La resilienza urbana non dipende esclusivamente dalla qualità delle simulazioni, ma dalla capacità di connettere competenza tecnica e responsabilità decisionale all’interno di un quadro informativo coerente.

Mariella De Fino, Gabriele Bernardini, Caterina Alighieri, Riccardo Tavolare, Enrico Quagliarini, Fabio Fatiguso, Flood risk management in historic centres: A scalable typological framework integrating GIS, BIM and VR, International Journal of Disaster Risk Reduction,Volume 135, 2026,106031,ISSN 2212-4209,
https://doi.org/10.1016/j.ijdrr.2026.106031.
(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212420926000439)

Comprendere i legami tra i documenti: un passo verso la chiarezza digitale

Nel mondo digitale di oggi, la gestione dei documenti non riguarda più soltanto l’archiviazione. Ciò che davvero fa la differenza è la capacità di descrivere le relazioni tra i contenuti: capire come un file si collega a un altro, cosa lo aggiorna, cosa lo contraddice o cosa lo completa.

Ogni progetto complesso, che sia un’infrastruttura, un’opera architettonica o un processo aziendale articolato, è fatto di centinaia di documenti che interagiscono tra loro. Disegni, modelli, relazioni, verbali, elenchi, dati tecnici: tutti elementi che raramente vivono isolati. Spesso, anzi, un documento esiste proprio in funzione di altri.

Per questo diventa fondamentale poter esplicitare semanticamente questi legami, cioè descriverli in modo che siano comprensibili non solo a chi legge, ma anche ai sistemi che gestiscono le informazioni.

I legami più comuni sono quelli di identità, quando due elementi rappresentano la stessa informazione in forme diverse; oppure di conflitto, quando due versioni entrano in contrasto e occorre decidere quale sia valida. Esistono poi legami di alternativa, utili quando si vogliono rappresentare opzioni di progetto o varianti; e relazioni di specializzazione, con cui si esprime che un documento è un approfondimento o una declinazione locale di un altro più generale.

Ci sono anche connessioni di tipo:

  • aggregativo o gerarchico, dove più elementi concorrono a formare un insieme coerente (pensiamo, ad esempio, a un modello che comprende sottoparti indipendenti);
  • appartenenza, che consentono di raggruppare documenti o entità secondo criteri funzionali o tematici.

Altre relazioni descrivono dipendenze temporali o di controllo: un documento che sostituisce un altro, che ne chiarisce i dettagli, o che stabilisce regole e vincoli per la sua applicazione.

Tutti questi legami possono essere rappresentati in forma strutturata, sfruttando linguaggi ontologici come RDF o OWL, che permettono di esprimere connessioni tra entità in modo leggibile sia dalle persone che dalle macchine. In pratica, si costruisce una rete di relazioni, una sorta di “grammatica dell’informazione” che consente di navigare i documenti non più solo per nome o posizione, ma per significato e relazione.

Questa capacità di legare i dati non aggiunge solo ordine: aggiunge valore interpretativo. Un insieme di file collegati in modo semantico diventa un contenitore informativo coerente, capace di raccontare non solo cosa c’è, ma anche come e perché le informazioni sono tra loro connesse.

È un passo cruciale verso una gestione più intelligente e trasparente dei flussi documentali, in cui la tecnologia non si limita a conservare, ma aiuta davvero a comprendere.

RASE nel BIM: come strutturare requisiti e specifiche secondo la ISO 12911:2023

Nel mondo del Building Information Modelling (BIM), la gestione strutturata delle informazioni è un requisito indispensabile per garantire qualità, coerenza e interoperabilità tra tutti gli attori coinvolti.
Il metodo RASE — introdotto e formalizzato nella norma ISO 12911:2023 — offre un approccio chiaro e sistematico per organizzare le specifiche tecniche di implementazione del BIM.

Cos’è il metodo RASE

RASE è l’acronimo di Requirement, Application, Selection, Exception.
È un modello logico che consente di descrivere i requisiti informativi in modo comprensibile, contestualizzato e verificabile, sia da persone sia da sistemi software di controllo.

Questo approccio nasce dall’esigenza di tradurre la complessità delle informazioni BIM in un linguaggio comune, che riduca le ambiguità e renda i processi più trasparenti e controllabili.

Le quattro componenti del metodo

  1. Requirement (Requisito) – Definisce ciò che deve essere soddisfatto o prodotto.
  2. Application (Applicazione) – Specifica dove, quando e in quali condizioni si applica il requisito.
  3. Selection (Selezione) – Identifica le possibili alternative o scelte disponibili.
  4. Exception (Eccezione) – Indica i casi in cui il requisito non si applica o può essere derogato.

Attraverso questa struttura, ogni requisito diventa tracciabile e misurabile, facilitando la gestione e la verifica automatizzata.

Il ruolo del RASE nella ISO 12911:2023

La ISO 12911:2023 integra il metodo RASE come fondamento per la redazione delle BIM Implementation Specifications, ossia le specifiche di implementazione del BIM.
Il framework proposto dalla norma è suddiviso in tre sezioni principali:

  • Outcomes – definizione degli obiettivi e dei risultati attesi;
  • Controls – regole e politiche di gestione delle informazioni;
  • Inputs – requisiti operativi e dati necessari alla produzione dei contenuti informativi.

Il metodo RASE permette di collegare questi tre livelli attraverso una logica univoca, riducendo le ambiguità e favorendo l’automazione dei controlli di qualità.

Vantaggi dell’approccio RASE

L’adozione del metodo RASE porta benefici concreti a chi gestisce processi BIM:

  • Chiarezza nella definizione dei requisiti informativi;
  • Verificabilità tramite controlli automatici o manuali;
  • Interoperabilità tra strumenti software e sistemi di gestione;
  • Allineamento tra le diverse figure professionali e organizzative.

In sostanza, RASE trasforma le specifiche BIM in documenti strutturati, controllabili e comparabili, favorendo una gestione più efficiente e coerente delle informazioni.

Conclusione

Il metodo RASE rappresenta uno dei passaggi chiave verso la maturità digitale del settore delle costruzioni.
Applicarlo significa adottare un linguaggio condiviso per la definizione dei requisiti informativi, in linea con la logica e le finalità della ISO 12911:2023.
È un passo concreto verso la qualità, la trasparenza e l’automazione nei processi BIM.

iTwin.js, il Digital Twin opensource

Negli ultimi anni, con lo sviluppo e l’applicazione sempre più diffusa della metodologia BIM e, più in generale, delle tecniche di progettazione parametrica e informativa, il termine digital twin è sempre più presente e incluso nelle politiche di sviluppo digitale, soprattutto in ambito ingegneristico.

Facciamo innanzitutto una brevissima premessa.
Con il termine digital twin, intendiamo una rappresentazione digitale di un elemento, un asset o un’opera, descritta nelle sue componenti formali e informative, con la caratteristica di consentire l’aggiornamento continuo dei suoi attributi.
Come è facile intuire, quindi, una delle proprietà fondamentali di un gemello digitale è proprio la sua capacità di essere aggiornato e interrogato nel tempo, possibilmente da remoto.
Proprio questa sua scalabilità temporale suggerisce un approccio possibilmente basato su architetture opensource, in modo da essere svincolato da policy commerciali che possono, nel tempo, limitare o rallentare la sua fruizione.

Per questa ragione, si stanno diffondendo sempre più soluzioni opensource che offrono ambienti informativi fruibili su piattaforme online, sia in ambito edile che civile.
In particolare, in quest’ultimo settore, il digital-twin si pone all’interno dei normali flussi operativi, offrendo potenzialità di interrogazione progettuali o informative direttamente in loco, durante la cantierizzazione o l’utilizzo dell’opera, anche tramite tecnologie di realtà aumentata o mixed.

iTwin.js

Nel contesto sopra descritto, si inserisce la libreria di cui voglio parlarvi oggi.
Si chiama iTwin.js, e comprende una serie di strumenti che consentono di creare la propria infrastruttura digitale per la gestione degli asset. Questi pacchetti, sviluppati in JavaScript (necessitano di supporto es2017) sono basati su tecnologie open tra cui SQLite, Node.js, NPM, WebGL, Electron, Docker, Kubernetes, e naturalmente HTML5 e CSS, consentendo quindi l’integrazione con le più comuni infrastrutture dati disponibili.

Il codice sorgente della libreria è ospitato su GitHub ed è distribuito sotto la licenza MIT.

Partendo da un rilievo fotogrammetrico o Lidar, ad esempio, è possibile utilizzare dei connectors gratuiti in grado di sincronizzare questi dati con i formati più utilizzati nel settore (ad esempio .dgn, .dwg, .rvt, .ifc, ecc.) riuscendo a diventare così un contenitore informativo fruibile da qualsiasi dispositivo.

In questo modo, il progettista può creare e personalizzare la propria infrastruttura digitale in modo da rispondere perfettamente alle proprie esigenze di controllo o interrogazione di cui necessita, adottando gli approcci di federazione che meglio discretizzano il proprio flusso lavorativo.

Con iTwin.js è possibile creare webapp, applicativi per desktop o per mobile che si interfacciano con il modello digitale ospitato all’interno della piattaforma iModelHub, da cui viene copiato ed interrogato tramite i servizi dedicati.

Le API disponibili sono qui elencate.

E’ possibile visionare un esempio di interfaccia web da questo link

Per approfondire: www.itwinjs.org/

Autodesk Educational: controllo centralizzato

In questi giorni molti utenti educational stanno ricevendo un’email in cui Autodesk annuncia una nuova modalità di registrazione e assegnazione delle licenze Educational.

Con questa nuova modalità, Autodesk permette ai Docenti di assegnare le licenze educational ai propri studenti in modo centralizzato. In questo modo, si potranno indicare un massimo di 125 nominativi che saranno automaticamente assegnati come educational student, accedendo immediatamente alle licenze disponibili per i software scelti.

In questo modo, l’accesso ai software educational diventa più facile e immediato, bypassando le procedure di verifica finora necessarie per dimostrare l’eleggibilità dello status educational.

Come funziona?

Il Docente (che dovrà essere già autenticato e riconosciuto come utente educational), dopo l’accesso alla propria pagina Autodesk Educational potrà scegliere se scaricare i software disponibili come singolo utente (per il proprio utilizzo nell’ambito educativo) o gestire l’assegnazione di una classe.
In quest’ultimo caso, avrà la possibilità di scegliere che tipologia di gestione vuole utilizzare, se tramite un server centralizzato di autenticazione o una più comune gestione per singolo utente, che permette a ciascun nominativo indicato di scaricare ed utilizzare sul proprio pc i programmi selezionati.

Ogni docente ha a sua disposizione 125 nominativi per ciascun software disponibile, che potrà indicare nella pagina apposita tramite i loro indirizzi email. Questi nominativi dovranno corrispondere a studenti (di età minima 13 anni), docenti o collaboratori scolastici (vedi pagina idoneità).

La funzionalità di questi abbonamenti sarà legata alla effettiva eleggibilità del docente che, come succedeva fino a poco tempo fa, deve essere rinnovata di anno in anno. E’ bene specificare, dunque, che se tale rinnovo viene interrotto o non rinnovato, tutti gli abbonamenti degli studenti associati verranno automaticamente disabilitati.

Considerato l’aggiornamento della procedura di autenticazione educational che Autodesk aveva avviato nel corso dell’anno precedente, che prevedeva una più attenta e accurata riconoscibilità dello status di studente/docente, è evidente che questa nuova procedura mira a facilitare la gestione in ambito educativo, consentendo un’attivazione centralizzata e veloce dei vari abbonamenti necessari a far lavorare una classe o un laboratorio.

Per approfondire:
condizioni per essere ammesso alle versioni educational
pagina Autodesk Educational

Nuovo Decreto n. 312 sul BIM

E’ stato da poco pubblicato un nuovo decreto che aggiorna il Decreto Baratono (D.M. 560/2017), testo di riferimento nazionale all’adozione della metodologia BIM per gli appalti pubblici.

In questo nuovo testo, si introducono alcune definizioni che vanno meglio a definire le modalità di adozione delle procedure BIM, andando anche a chiarire le modalità di premialità previste per incentivare l’adozione di questa nuova metodologia.

Nel D.M. 560/2017 veniva specificato che le stazioni appaltanti dovevano adempiere preliminarmente alle seguenti attività:

  • Adozione di un piano formativo per il proprio personale coinvolto nelle procedure
  • Adozione di un piano di acquisizione ed organizzazione dell’infrastruttura hardware/software necessaria per la gestione dei processi BIM
  • L’assunzione di un atto organizzativo in cui specificare i processi di monitoraggio e gestione delle varie fasi procedurali in tutte le sue specifiche applicative.

Nel nuovo Decreto viene alleggerito tale requisito allo scopo di incentivare l’adozione sperimentale del BIM nelle pubbliche amministrazioni, prevedendo tale possibilità anche se queste non hanno ancora adottato le condizioni di cui sopra, ma le abbiano previste in una programmazione.

Come sappiamo, l’adozione del BIM ha portato notevoli stravolgimenti all’interno di enti appaltanti e studi professionali, andando spesso a ridefinire dinamiche, procedure e competenze interne. Per agevolare tale processo di adeguamento ed in considerazione anche delle forti limitazioni che il COVID ha portato all’interno dell’intero mercato, il nuovo decreto definisce una riprogrammazione delle date di adozione come segue:

  • 1 gennaio 2022: per le opere di nuova costruzione ed interventi su costruzioni esistenti, fatta eccezione per le opere di ordinaria manutenzione di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro;
  • 1 gennaio 2023: per le opere di nuova costruzione, ed interventi su costruzioni esistenti, fatta eccezione per le opere di ordinaria e straordinaria manutenzione di importo a base di gara pari o superiore alla soglia di cui all’articolo 35 del codice dei contratti pubblici;
  • 1 gennaio 2025: per le opere di nuova costruzione, ed interventi su costruzioni esistenti, fatta eccezione per le opere di ordinaria e straordinaria manutenzione di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro.

Come si nota, viene meno la soglia al di sotto del milione di euro, probabilmente in attesa di monitorare l’adozione di queste nuove procedure nel mercato e valutarne i processi attuati.

Un’altra modifica interessante introdotta dal D.M. 312/2021 riguarda la disponibilità del modello informativo dello stato di fatto,  che il Decreto precedente (art. 7) prevedeva dovesse essere incluso all’interno del capitolato informativo e che ora diventa facoltativo, liberando così l’onere di una digitalizzazione del patrimonio edilizio gestito dell’ente appaltante che poteva rallentare la sperimentazione e l’adozione delle nuove procedure.

Per incentivare l’adozione del BIM, questo nuovo decreto introduce anche la possibilità di prevedere delle premialità in fase di aggiudicazione di gara, andando ad identificare quelle offerte che consentano l’integrazione dei modelli all’interno dell’infrastruttura di gestione dell’ente o tali da agevolare la tracciabilità ed il monitoraggio del ciclo di vita dell’opera.

Per approfondire:

Decreto Ministeriale numero 312 del 02/08/2021
Articolo Ingenio-web

Immagine di copertina di Paul Wilkinson

Revit 2022 novità

Come ogni anno in questo periodo arriva la nuova release di Revit che anima gli utilizzatori nella speranza di trovare upgrade che superino i limiti di utilizzo del software di Authoring di casa Autodesk.
Dalle prime news, devo ammettere che quest’anno ci sono alcune interessanti novità che penso possano confortare la stragrande maggioranza dei professionisti BIM.
In attesa di poterle provare in prima persona, ho cercato qui di sintetizzarle, dando risalto a quelle che – ovviamente secondo le mie necessità – risultano le novità più interessanti.

Murature variabili

Iniziamo con quella a cui avevo riposto maggiore aspettative.
Finalmente Revit supporta le murature a stratigrafia variabile, per la modellazione dei paramenti fuori piombo.

Probabilmente, per chi come me utilizza Revit soprattuto in ambito HBIM, ritengo che questa sia la caratteristica di cui si sentiva maggiore necessità e che trovava ripiego in varie e discutibili strategie e workround.
Nella versione 2022 finalmente è possibile aggiungere ad un determinato strato del pacchetto murario la proprietà “variabile” (come succedeva già per i pavimenti e tetti) per compensare l’inclinazione del muro.


In questo modo è possibile, tramite le proprietà di tipo, impostare un’inclinazione indipendente di entrambe le facce della nostra muratura ed ottenere il nostro muro personalizzato.
L’inserimento degli inserti potrà essere allineato ad entrambe le facce.

Load Autodesk Family

Una funzione che si allinea ad altri software di modellazione parametrica è l’accesso migliorato alla libreria di famiglie caricabili che Autodesk ci offre. Al pulsante caratteristico che troviamo nella scheda INSERISCI da cui possiamo caricare i files .RFA, si aggiunge un pulsante che consente di accedere ad una finestra di selezione che ci consente di scorrere e ricercare in modo globale gli elementi che ci interessano, indipendentemente dalla “cartella” in cui risiedono, tramite una navigazione facilitata ed una ricerca testuale.

Integrazione con FormIt

L’integrazione con il software FormIt Pro è stata nativamente supportata in modo bidirezionale, consentendo di esportare una geometria da Revit all’interno del programma di concept, modificarla qui dentro e ritornare con una sorta di switch-back all’interno di Revit, ritrovando ovviamente le geometrie aggiornate ed i relativi materiali.
Altra possibilità che ci viene offerta nella nuova versione di Revit è il supporto del formato axm di FormIt nella finestra di inserimento CAD, supportando in tale operazione il riconoscimento dei materiali e di eventuali layers.
In quest’ultima features troviamo anche il supporto per il formato 3DM di Rhinoceros.

Resta ovviamente da valutare l’aspetto semantico che entrambe le procedure ci consentiranno di mantenere all’interno del nostro progetto BIM.

Condivisione web delle viste

Una caratteristica che si preannuncia molto utile in ambito operativo è la possibilità di condividere tramite il web delle viste 2D del nostro progetto, che potranno così essere automaticamente condivise ed utilizzate come base per delle revisioni da remoto.

Immaginate quindi di dover far revisionare una tavola del vostro progetto; anziché realizzare un PDF e inviarlo via email, con questa funzionalità potremmo caricare automaticamente la nostra vista su un cloud basato su Autodesk viewer e renderla visibile e commentabile dal nostro interlocutore.
Tali revisioni, saranno visualizzabili direttamente all’interno di Revit.

Abachi e computi

Nella parte di report analitico, Revit 2022 ha inserito il supporto della proprietà workset all’interno dei campi di computi e abachi, dandoci così la possibilità di filtrare i nostri report in base a queste proprietà.

Altre interessanti funzionalità che riguardano la reportistica aggiungono scalabilità e facilità di configurazione, agevolando la creazione degli abachi.

Per approfondire: https://blogs.autodesk.com/revit/2021/04/06/whats-new-in-revit-2022/